AgricultorE

Liala

By Mauro Bertani, 17 Aprile, 2020

Don Giuseppe, "Amico di tutti i piloti, fratello, padre, consigliere, qualche volta innocente crapulone con loro, viveva la loro vita". Sacrestano ad Orbetello. Nel 1930 un tentativo di trasvolare l'atlantico parte proprio da Orbetello. A Bolama si incendia l'aereo e tutte le ventiquattro persone dell'equipaggio muoiono. Il cane del capitano Boer non vedendo più tornare il suo padrone smette di mangiare. Un giorno Don Giuseppe decide di parlargli: "Togo, attendo anch'io il tuo padrone. Ma so che qui non arriverà più. E' andato su, Togo, se lo vuoi cercare guarda in alto. E se vuoi me per padrone ti invito nella mia casa". Da allora si vide il malinconico lupo sempre dietro la sottana di Don Giuseppe... storie vere? si dice sempre la verità, mescolata alla fantasia... Amalia Liana Cambiasi, narrò nei suoi libri le gesta degli aviatori, tanto che D'Annunzio decise di chiamarla Liala, per ricordare un'ala nel nome. Il suo secondo marito morì in un incidente aereo nel 1926, sopra il lago di Varese. Vent'anni prima che nascesse Liala, Fauser Meschini di Gallarate, realizza un elicottero azionato da due eliche. Nel 1909 Giuseppe Rossi si leva da terra trainato dall'auto del sindaco di Busto Arsizio. Siamo negli anni degli esordi dell'aviazione, che nelle nostre terre trova feconda area. Tanto che nel 1938 la S.I.A.I conta 5113 persone, l'Aeronautica Macchi 1586, la Caproni 893 e l'Agusta 803. E allora la storia di Don Giuseppe mi ricorda la piccola cappella della ditta Caproni dove si svolgevano i funerali degli aviatori morti in volo, con la scritta: "Senza cozzar dirocco", motto anche questo coniato da D'Annunzio.

Ma torniamo a Liala nel racconto "dieci chilometri di pensieri", con la sua macchina percorre una piccola stradina, dopo Gavirate, intitolata al suo amato aviatore. "L'animo non è triste", arrivata alla fine, trova le vie, Dal Molin, poi Agello, poi Ferrarin e pensa: "si son trovati tutti qua i bellissimi eroi di un'epoca remota e valorosa: forse di notte da una targa all'altra, passano sussurri; si parla di acrobazie, magari ". "Vorrei venire di notte, ma non posso. Ho paura di udire quelle voci che parlano di alta acrobazia". Infine la vedo dopo molti anni dalla morte del suo amato aviatore, in un campo da golf: <<"Gioca, Liala?", "O no, da un anno non gioco più". E mi pare che mi piombi addosso la vecchiaia. Ho sentito la mia voce satura di melanconia. E lui spietato: "domani sono in gara. Mi faccia gli auguri". "Auguri". Nel frattempo una bella giovane bionda longilinea, con uno spacco sulla gonna, lo chiama. Lui sospira, accende una sigaretta e dice: "Sono nato troppo presto" e soggiunge: "Ai nostri tempi era tanto se si vedeva il polpaccio". Mi si apre il cuore, il passato remoto l'ha dentro anche lui. Anche se gioca a golf come un ventenne.>>

Liala muore il 15 aprile del 1995 a Varese.